IL LAVORO CHE CAMBIA

Il rapporto tematico sul lavoro che cambia sviluppa un’analisi critica di una serie di
stilizzazioni interpretative molto diffuse negli ultimi venti anni. A queste considerazioni si
aggiunge una parte di rassegna di analisi empiriche, sia quantitative che qualitative, svolte
in Italia ed in Europa; la rassegna supporta le affermazioni critiche svolte nella parte
generale del rapporto.

Le stilizzazioni analizzate sono: (1) un massiccio spostamento dell’occupazione dalla
produzione ai servizi; (2) la possibilità attraverso le tecnologie dell’informazione e della
comunicazione di accedere ai benefici di agglomerazione, tipici di economie locali, su
scala prima impensabile; (3) la nascita di nuove forme di collaborazione-integrazione di
attività tra le imprese; (4) la tendenza alla riduzione dei livelli gerarchici interni alle
imprese con la conseguente riorganizzazione delle funzioni e dei ruoli a tutti i livelli
dell’impresa; (5) la flessibilità come elemento chiave delle nuove pratiche operative;

(6)
l’adozione di Nuove Forme di Organizzazione del Lavoro (NFWO), cioè di un insieme di
pratiche basate sul coordinamento interfunzionale delle attività e su una gestione delle
risorse umane coerente con la domanda di maggiore flessibilità, competenze professionali
maggiori ed un coinvolgimento, secondo la lezione giapponese, dei dipendenti nella
realizzazione delle prestazioni dell’impresa; (7) contestualmente, il diffondersi di un
nuovo concetto per il settore pubblico, il cosiddetto New Public Management (NPM); (8)
la fine o la marginalizzazione del vecchio modello taylorista-fordista di produzione, ed il
suo corrispettivo nel lavoro burocratico; (9) l’affermarsi di un alto contenuto e domanda
di conoscenza nei nuovi lavori e nelle nuove modalità di svolgimento dei vecchi con la
conseguente marginalizzazione chi non è adeguatamente istruito;

(10) il ridursi di
importanza delle competenze manuali tradizionali che verranno man mano assorbite da
sistemi di macchine guidate da sofisticati software – degli “schiavi tecnologici” capaci di
rispondere a comandi vocali o di seguire comportamenti non programmati orientati ad
uno scopo funzionale; (11) la nascita dei nuovi lavoratori specializzati, i lavoratori della
conoscenza, coloro che, organizzeranno e gestiranno i processi lavorativi e costituiranno
la nuova elite, basata sul merito e non sul censo o sul controllo del capitale;

(12) il formarsi
di un’era di riequilibrio oggettivo del rapporto di potere tra Lavoro e Capitale perché il Capitale non avrebbe più avuto bisogno di forza lavoro sostanzialmente infinitamente
intercambiabile – con la eccezione di pochi “capi” o superspecialisti – ma di
un’intelligenza diffusa che avrebbe reso il rapporto di lavoro a tal punto individualizzato
da rendere obsoleti vecchi sistemi di inquadramento e retribuzione; (13) il diffondersi di
sistemi di Relazioni Industriali ad alta “individualizzazione” e di forme di contrattazione
individuale e di superamento della rappresentanza e della contrattazione collettiva; (14) il
superamento dell’epoca della fatica fisica e dei rischi legati all’ambiente lavorativo e il
rischio di una nuova classe di rischi legati al sovraccarico cognitivo.

Il rapporto analizza inoltre le transizioni sul mercato del lavoro e aspetti del rapporto
tra il lavoro e alcuni specifici soggetti.

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