NIDI E SERVIZI EDUCATIVI INTEGRATIVI PER L’INFANZIA Orientamenti per lo sviluppo delle politiche a partire dall’analisi dei costi

Questo Documento di Osservazioni e Proposte prosegue una
riflessione, già molto approfondita, svolta a suo tempo dal Cnel sulle
politiche di sostegno alla famiglia. In quel contesto, si evidenziava come
fosse cruciale per le politiche di sviluppo nel nostro Paese un investimento
duraturo e lungimirante sulle nuove generazioni.

Investire sui servizi all’infanzia non è questione che riguarda le
politiche familiare, e neppure è solo questione – rilevantissima – della tutela
dei diritti dei piccoli cittadini: è questione che riguarda la possibilità del
nostro Paese di tornare a crescere e di pensarsi al futuro. I dati
internazionali confermano come i primi anni di vita siano un passaggio tanto
cruciale al punto di determinare il percorso di ciascuno nella vita adulta. E’
in questa fascia di età che si costruiscono le pari opportunità. Va da sé che
questo Documento di Osservazioni e Proposte è un “capitolo” della più
ampia riflessione che la commissione ha avviato sui sistemi di welfare
presenti nel nostro paese: un capitolo che riteniamo tra i più importanti.
Nel quadro delle trasformazioni che hanno caratterizzato il nostro
Paese negli ultimi trent’anni, particolare rilevanza assume il calo della
natalità (1,3 figli per donna secondo le ultime statistiche del 2007)


2

, che ha
prodotto mutamenti anche in relazione alla concezione dei figli e alla loro
presenza all’interno della famiglia. Negli ultimi anni si è andata infatti
affermando la consapevolezza della necessità di servizi di qualità che
pongano come fulcro il benessere della persona/bambino e che consentano
a tutti i bambini di vivere esperienze sociali stimolanti, sino ad arrivare alla
previsione di un sistema integrato di servizi anche per i più piccoli. Tale
esigenza nasce, peraltro, anche da altri fattori, tra i quali il principale è
senza dubbio rappresentato dall’insufficiente disponibilità di posti negli asili
nido.

Lo stesso “Piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema
integrato dei servizi socio-educativi”, frutto dell’Intesa raggiunta il 26
settembre 2007 in sede di Conferenza Unificata, poneva in risalto la
necessità di investire con misure straordinarie nella rete dei servizi alla
prima infanzia, esplicitando in un documento istituzionale anche questa
evoluzione culturale che vede i servizi caratterizzarsi come luoghi volti alla
triplice direzione della promozione del benessere e dello sviluppo dei
bambini, della conciliazione dei tempi di lavoro e di cura, e del sostegno al
ruolo educativo dei genitori.
Rappresenta, dunque, una criticità degna di attenzione in fatto che
ancora oggi i tassi di accoglimento della domanda delle famiglie rispetto a
questa tipologia di servizi è solo marginalmente soddisfatta e che essi sono

2
“Dopo il picco minimo, toccato nel 1995 (526 mila nati), a partire dal 1996 si assiste ad un
trend di costante ma lenta crescita, anche se da 20 anni l’Italia sta al di sotto di 1,4 figli per
donna”, CNEL, Le politiche familiari: bisogni sociali, servizi innovativi, modelli di sostegno,
pronunce, 30 maggio 2007, p. 6.
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Cnel
Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro

riservati, nel nostro Paese, ad una minoranza di bambini (14.6%3
), con
qualche eccezione per alcune Regioni del Centro-Nord (27-28%)4
.

Per di più, il non avere tenuto presente nelle politiche statali gli
indirizzi della Commissione europea-Rete per l’infanzia (Quaranta obiettivi di
qualità per i servizi per l’infanzia, 1996) – che consigliava di impegnare
almeno l’1% del PIL per creare servizi per la prima e seconda infanzia
(obiettivo 7) – ha trattenuto l’Italia nei livelli bassi tra i Paesi della Comunità
per l’offerta di servizi educativi in particolare per la prima infanzia.
Gli obiettivi del Consiglio europeo di Lisbona e Barcellona (arrivare al
33% dell’utenza potenziale con una offerta di servizi 0-3 anni per potere
raggiungere il 60% di occupazione femminile) sono, dunque, ormai
irraggiungibili.

Con il presente Documento di Osservazioni e Proposte il Cnel intende
focalizzare l’attenzione sui servizi alla prima infanzia, analizzando le loro
potenzialità, la loro traduzione nella realtà e tentando di fornire, a partire
dall’analisi dei costi, alcuni orientamenti per il futuro.
Appare utile, peraltro, evidenziare – all’interno del mancato
raggiungimento dell’obiettivo del 33% – la netta spaccatura tra il
Mezzogiorno e il resto del Paese, con L’Emilia Romagna che raggiunge il
27,7% e la Campania che registra soltanto l’1,8%. Lo stato dei servizi
all’infanzia nelle regioni meridionali rappresenta, inoltre, una delle cause
che concorre ad aggravare il basso tasso di natalità e dell’occupazione
femminile.

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