Perché la Commissione di indagine sul lavoro

I Presidenti del Senato della Repubblica, sen. Franco Marini, della Camera dei Deputati, on. Fausto Bertinotti e del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), prof. Antonio Marzano hanno costituito una Commissione Tecnica Scientifica di indirizzo e direzione per l’elaborazione di una Indagine sul lavoro in Italia. La Commissione, presieduta dall’on. Pierre Carniti, è stata insediata il 26 settembre 2007, presso il Cnel e concluderà i propri lavori entro 18-24 mesi.

L’iniziativa interistituzionale trae origine dalla considerazione che, trascorsi quasi sessant’anni di vita repubblicana, è opportuno riflettere – anche alla luce del principio costituzionale (L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro- ) su cosa sia il lavoro oggi, in che modo sia cambiato nel corso dei decenni trascorsi, quanto la Repubblica abbia contribuito ad accrescere il lavoro e a migliorarne la qualità e le condizioni.


Dopo la grande inchiesta del 1955 il Parlamento non ha più affrontato, con un approccio organico, questo tema cruciale per la crescita sociale e democratica del Paese. Eppure tutto è più volte cambiato da quelle icone del lavoro ancora rappresentate in una popolare serie di francobolli dei primi anni Cinquanta dove si raffiguravano i mestieri più diffusi: la mietitrice, il tornitore, il fabbro, il pastore, il meccanico, la tessitrice, il ceramista, la vendemmiatrice, il pescatore, il muratore…
Quella che già alla fine del secolo scorso veniva definita la “questione del lavoro” oggi si presenta in termini del tutto nuovi.
E’ cambiata in modo radicale la struttura del lavoro; è cambiato il mercato del lavoro; è cambiata l’organizzazione del lavoro; è cambiata la cultura del lavoro; è cambiato il rapporto tra le persone ed il lavoro.

Il lavoro nella nostra società – pur mantenendo per una significativa quota il carattere manuale e fisico, legato alla produzione di beni concreti – è sempre di più basato sulla fatica psichica, intellettuale, sempre più legato alla produzione di servizi.

Il lavoro di otto ore al giorno, per cinque giorni la settimana, possibilmente per tutto l’arco della vita, non è più la norma. Aumenta infatti il numero delle persone che scelgono (ma non di rado sono costrette ad accettare) rapporti di lavoro atipici: saltuari, intermittenti, a tempo determinato, a progetto, a chiamata. Con rilevanti conseguenze sul loro reddito, sui loro progetti di vita, sulle scelte familiari, sulla loro condizione sociale.

Comprendere e riassumere i profondi cambiamenti intervenuti, capire le tendenze in atto nel medio e lungo periodo, i problemi che ne scaturiscono, le possibili vie per attenuarne i rischi, per tentare di correggerne le più gravi distorsioni, è una responsabilità culturale, sociale e quindi politica che non può essere elusa.
A questo è finalizzata l’indagine, che non ha dunque obiettivi di natura meramente congiunturale, ma vuole alzare lo sguardo, l’analisi e la valutazione ai trend di trasformazione strutturale che investono il lavoro nel nostro Paese in una condizione di economie e di mercati sempre più aperti e intrecciati in uno scenario globale.

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